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Gli occhi dei cani ci parlano e chiedono simpatia

Se hai un cane conosci perfettamente quello sguardo: gli occhi languidi e leggermente sgranati, le sopracciglia alzate, il muso dalla posa toccante. E sai che quando il tuo amico assume quell’espressione è perché cerca attenzioni.

 

Da qualche tempo la scienza ha cominciato ad approfondire l’espressività canina, cercando di comprenderne modalità, significati e cause. Il cane si mette in modalità “tenerezza” per ottenere cibo o soltanto per stabilire un contatto più efficace con gli esseri umani? Il suo sforzo è intenzionale e consapevole? Queste sono soltanto alcune delle domande che gli scienziati si sono posti finora e che continuano, in attesa di risposte ancora più chiare e precise, a porsi.

Gli studi di Juliane Kaminski sull’espressività canina

La dott.ssa Juliane Kaminski, ricercatrice dell’Università di Portsmouth specializzata in cognizione sociale e nelle relazioni tra l’uomo e le specie di animali domestici a lui più vicine, ha dato un grande apporto a questa branca di studi.

“Mi interessi tu, non il cibo”

In uno studio del 2017 apparso su Scientific Reports, Kaminski e i suoi colleghi hanno dimostrato che l’attenzione da parte dell’uomo condiziona le espressioni facciali del cane, a prescindere dalla presenza di uno stimolo né sociale né emotivo, come il cibo. 24 cani di razze ed età diverse hanno interagito con ricercatori rivolti o meno verso di loro, con o senza cibo. Quando si sono ritrovati l’uno verso l’altro, la produzione di espressioni facciali da parte dei cani è aumentata sensibilmente e il cibo non ha condizionato il loro comportamento.

Evoluti per piacere agli umani

In uno studio più recente, apparso a giugno 2019 sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, la scienziata ha guidato il suo team in un’altra direzione: dimostrare l’ipotesi secondo cui l’evoluzione dei muscoli facciali dei cani, e in particolare quello responsabile del sollevamento delle sopracciglia, è il risultato di una selezione basata sulle preferenze degli esseri umani.

 

Per farlo Kaminski ha messo a paragone i muscoli facciali dei cani con quelli dei lupi e ha scoperto che il muscolo levator anguli oculi medialis – quello che sottende al movimento della parte inferiore del sopracciglio – è molto più sviluppato nei nostri amici che nella loro controparte selvatica. Lo stesso dicasi per il muscolo che eleva l’angolo superiore delle palpebre verso le orecchie.

 

L’espressione che deriva dall’attivazione di questi fasci muscolari ha delle somiglianze con quella che l’uomo produce quando è triste e ha dunque il potere di generare una risposta di accudimento e affetto, dando quindi ai cani un chiaro vantaggio nella relazione con gli umani.

 

Non ci sono prove che Fido lo faccia in modo intenzionale, ma se certi muscoli sono più sviluppati nei cani che nei loro antenati e se l’uomo associa a quei movimenti oculari una richiesta di attenzione, allora è chiaro che l’evoluzione della specie ha determinato un cambiamento della fisionomia in tal senso.

 

Insomma, indirettamente o direttamente, il cane fa quello sguardo per esserti più simpatico.